https://griseldaonline.unibo.it/issue/feed Griseldaonline 2021-07-28T13:49:22+02:00 Riccardo Stracuzzi ficlit.redazionegriselda@unibo.it Open Journal Systems <strong>Griseldaonline – ISSN 1721-4777</strong> è una rivista accademica di letteratura ad accesso aperto. Fondata tra il 2000 e il 2001, è un punto di riferimento per tutti coloro che si dedicano, con una spiccata vocazione transdisciplinare, agli studi letterari dall’antichità al contemporaneo. https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12663 Cicerone panegirista. Punti di (dis)somiglianza tra la «Post reditum in senatu» e la «Pro Marcello» 2021-05-14T10:20:55+02:00 Francesca Benvenuti francesca.benvenuti.1@phd.unipd.it <p>Il contributo indaga punti di contatto e di distanza tra la <em>Post reditum in senatu</em> e la <em>Pro Marcello</em> di Cicerone. Nonostante le affinità formali di contesto (oratoria senatoria), genere e stile (epidittico) e temi (ringraziamento ed elogio per la <em>restitutio</em> e prassi del <em>beneficium</em>), queste due orazioni sono attraversate da differenze profonde, riconducibili al diverso periodo storico-politico in cui furono pronunciate. In particolare, l’analisi si sofferma sugli aspetti e sulle strategie epidittiche dei due discorsi ed esamina lo sviluppo dell'elogio nel periodo della tarda repubblica; inoltre, evidenzia come temi e argomentazioni della retorica <em>post reditum </em>siano variamente riproposti nelle orazioni cesariane.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Francesca Benvenuti https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12717 Bestie dietro l’armatura. Le similitudini animali nel «Furioso» e l’antropologia negativa di Ariosto 2021-05-19T11:43:26+02:00 Nicola Bonazzi nicola.bonazzi3@unibo.it <p>L’analisi delle similitudini nell’<em>Orlando furioso</em> ha conosciuto negli ultimi anni un interesse crescente. In effetti all’interno delle ottave del poema esse si susseguono numerose. Un posto rilevante hanno le similitudini di carattere zoomorfo, rivelando un’attenzione per il mondo animale che pare investire anche le altre opere di Ariosto. Il saggio prova a leggere nel suo complesso questo elemento della produzione ariostesca, ricavando l’idea che tali similitudini e figurazioni animali siano funzionali a una visione agonistica dei rapporti umani, dove prevalgono sopraffazione e prepotenza, contribuendo così alla recente riconfigurazione critica del poeta ferrarese, amaramente disilluso nei confronti dell’uomo e della sua natura prevaricatrice.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Nicola Bonazzi https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12668 «Lo spettacolo enorme e disonesto» dei malgoverni ariosteschi 2021-05-29T16:44:53+02:00 Sonia Trovato sonia.trovato@univr.it <p>Un’ormai consolidata e autorevole vulgata critica ha restituito all’opera ariostesca la propria corrosiva dimensione storico-politica e l’ha sottratta all’astorica armonia di ascendenza crociana. Parte di questa dimensione <em>engagée</em> emerge nel poema attraverso situazioni e luoghi che, a diverso titolo, presentano una vocazione distopica, in quanto fondati su ordini sociali alternativi e difformi, nei quali spesso riecheggiano le piaghe dissonanti della società italiana cinquecentesca. L’isola di Alcina o quella di Ebuda, al pari degli iniqui e dispotici regni di Cimosco, delle femmine omicide o di Marganorre, si presentano all’apparenza come mondi ‘altri’ nei quali affiorano però di continuo gli incubi di una generazione di pensatori e letterati che assiste, inerme, allo sgretolamento dell’utopia umanistica. Obiettivo del contributo è penetrare la fervida immaginazione distopica ariostesca per rilevare la funzionalità politica ed etica di questi inserti narrativi, in quanto specchi e spauracchi delle ambiguità della società rinascimentale italiana, incancrenita in una crisi politica e culturale che appare ormai ineluttabile ed entrata nell’orbita predatoria delle altre potenze europee.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Sonia Trovato https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12612 Due sciacalli in chiaro? Montale e il VI mottetto 2021-05-12T20:46:46+02:00 Giovanni Palmieri gvnnpalmieri@gmail.com <p>All’interno di un’analisi dettagliata dell’enigmatico VI mottetto di Montale <em>La speranza di pure rivederti</em>, l’autore perviene a una nuova proposta interpretativa attraverso lo studio del bestiario, delle lettere a Clizia e di un racconto di Irma Brandeis.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Giovanni Palmieri https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11503 Linguaggio e distopia: il ‘Newspeak’ in «Nineteen Eighty-Four» di George Orwell 2020-10-19T17:09:00+02:00 Eleonora Marzi eleonora.marzi@unibo.it <p>Nel mondo distopico che George Orwell immagina nel suo romanzo <em>1984</em>, il partito egemone l’Ingsoc promulga il Newspeak, un linguaggio creato al fine di realizzare i bisogni ideologici del partito: controllare il singolo individuo e impedire l’esercizio del suo libero pensiero. Le lingue immaginarie hanno sempre giocato un ruolo importante all’interno del genere distopico: la struttura della società si riflette in quella della lingua, l’intima relazione tra mondo e linguaggio viene sfruttato per fini politici. L’articolo indaga - attraverso la prospettiva del relativismo linguistico – il funzionamento del rapporto tra segno linguistico e referente che caratterizza il Newspeak inventato da Orwell in <em>1984</em>. Lo studio utilizza in particolare i concetti di denotazione e connotazione e li mette in relazione con la superficie d’iconicità delle parole teorizzato da Berman.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Eleonora Marzi https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11129 «Non era più un mistero»: il problema della fine nel «Trucco» di Beppe Fenoglio 2020-08-22T13:16:51+02:00 Giacomo Raccis giacomoraccis@hotmail.it <p>Il tema della ‘fine’ è centrale in tutta l’opera di Beppe Fenoglio ed è decisivo nel definire la sua stessa identità di autore. Raramente, sia nei romanzi incompiuti sia nelle opere licenziate dell’autore, la conclusione permette di determinare retrospettivamente il senso della storia. E la sospensione del finale è ancora più marcata quando coincide con la tematizzazione della ‘fine’, cioè la morte di un personaggio. La morte è un evento ricorrente nei racconti di Fenoglio, a volte oggetto di una precisione ossessiva, a volte di un’evidente volontà di rimozione. Questo meccanismo appare particolarmente marcato nel <em>Trucco</em>, racconto compreso nei <em>Ventitré giorni della città di Alba</em>. Qui la morte è il tema centrale, ma anche lo strumento di un esperimento narrativo: la morte è annunciata, discussa, attesa ma, in definitiva, non rappresentata. Il finale diventa così il luogo dove viene svelato un ‘trucco’ che coinvolge anche il lettore. Questo articolo si propone di affrontare il ‘problema della fine’ nel racconto di Fenoglio, unendo un’indagine analitica sul testo (rivolta soprattutto all’uso della focalizzazione mobile e della reticenza) ad alcune osservazioni sul modo in cui l’autore rielabora le potenzialità del racconto breve, che per suo statuto prevede la collocazione dell’accento proprio sul finale.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Giacomo Raccis https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11457 Contro l’umanità. 'Eco-criticism', anti-antropocentrismo, odeporica nel «Pianeta irritabile» di Volponi 2020-10-20T12:54:33+02:00 Stefano Pifferi s_pifferi@unitus.it <p>Il presente contributo si prefigge di fornire una (ri)lettura del romanzo distopico di Paolo Volponi <em>Il pianeta irritabile</em> secondo una doppia prospettiva: da un lato quella della eco-critica, di cui il romanzo è anticipatore insieme ad altri testi coevi, soprattutto per l’ambientazione post-apocalittica in un pianeta irritato e quasi indifferente all’umano e per la critica feroce (insieme sociale, economica, culturale) allo sfruttamento dello stesso da parte degli umani e del sistema capitalistico; dall’altro lato, la chiave di lettura odeporica, ovvero quella relativa alla centralità del fenomeno del viaggio – picaresco, di (ri)scoperta, di avventura, di (tras)formazione – sia nell’evoluzione dei personaggi, sia come forza trasformatrice degli stessi, che risulta di primaria importanza nell'economia della fabula.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Stefano Pifferi https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12647 'Eroi' davanti alla catastrofe. «3012» di Sebastiano Vassalli e alcune distopie italiane del XXI secolo 2021-06-05T11:58:24+02:00 Maria Raffaella Cornacchia mr.cornacchia@laurabassi.istruzioneer.it <p>Nella rappresentazione dell’‘eroe’ che, nei romanzi distopici italiani contemporanei <em>Pinocchio. 2112</em> di P. Donà, <em>Qualcosa, là fuori</em> di B. Arpaia, <em>La dottrina del male</em> di A. Berselli e <em>3012. L’anno del Profeta </em>di S. Vassalli, si confronta con diverso tipo di catastrofi rinverdendo il <em>topos </em>del <em>descensus ad inferos, </em>si riscontrano più modalità di coniugare il rapporto tra autentico-inautentico, elemento fondamentale del repertorio figurale istituzionalizzato del genere distopico. Ci si sofferma in particolare sui meccanismi narratologici dei punti di vista con cui i lettori sono posti di fronte alla tradizionale funzione pedagogica dell’apologo distopico. Si può constatare così l’originalità della struttura di <em>3012</em> di Vassalli, romanzo che – pur in coerenza con la concezione dell’autore, riscontrabile dal confronto con il resto della sua produzione narrativa – rinnova la figura del ‘buffo’ entro le forme della satira menippea e della parodia.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Maria Raffaella Cornacchia https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12920 «Sia Marganorre essempio di chi regna». Catastrofe, tirannia e misoginia nel XXXVII canto dell’«Orlando furioso» 2021-05-28T11:59:12+02:00 Ottavia Branchina ottaviab.92@gmail.com <p>Nel XXXVII canto dell’<em>Orlando furioso </em>viene narrata una doppia catastrofe. La prima, scatenata dalla tragica perdita dei figli, si colloca sul piano della vicenda personale di Marganorre, eppure assume un valore ‘apocalittico’ nel momento in cui ‘svela’ la natura crudele e bestiale del «barbaro» tiranno. Il secondo disastro, che è una conseguenza del primo, ha dimensioni collettive: esercitando un potere tirannico, Marganorre impone una legge crudele e misogina che separa le donne dai loro uomini, costringendole a vivere nel terrore della morte. Tuttavia, nel mondo del <em>Furioso</em> le colpe non restano impunite a lungo: mentre gli eroi intervengono per capovolgere, più che ristabilire, l’ordine costituito, il popolo è chiamato a vendicarsi e a fare scempio del proprio carnefice. Dietro la finzione narrativa e il disegno di celebrare le donne, la vicenda di Marganorre, tra le più cupe del poema, con le sue catastrofi, mostra un lato perturbante che va ben oltre la finzione e invita alla riflessione.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Ottavia Branchina https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12729 Catastrofi nel cielo. I letterati del Cinquecento e i pronostici infausti 2021-05-04T10:58:30+02:00 Giordano Rodda giordano.rodda@edu.unige.it <p>Diffusi fin dal Medioevo in forma manoscritta, con l’invenzione della stampa i pronostici, gli<em> iudicia</em>, gli almanacchi raggiungono in breve tempo altissime tirature. Buona parte della letteratura pronosticante riguarda eventi catastrofici, tra cui alluvioni e diluvi (celebre quello previsto per il febbraio del 1524 in occasione della grande congiunzione nel segno dei Pesci), terremoti, pestilenze, o tenta di spiegare l’imprevisto, tra cui le comete o le <em>stellae novae</em> apparse nel 1572 e nel 1604. Il contributo indaga le reazioni dei letterati del Cinquecento (in particolare con le ‘novelle sul diluvio’ di Anton Francesco Doni e Ortensio Lando) e del primo Seicento ai pronostici infausti dell’epoca, evidenziando inoltre lo scarto tra le posizioni private e quelle pubbliche. In un panorama variegato e influenzato dalle bolle di Sisto v e Urbano viii sull’astrologia, si alternano la condanna severa della <em>iudiciaria</em> o la messa in burla delle previste calamità, ma anche – nel rispetto dell’etimologia di ‘catastrofe’– il recupero di una speranza di rivolgimento o perfino di <em>renovatio</em>, come accade con la <em>Catastrofe del mondo</em> del medico-filosofo Giovanni Francesco Spina.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Giordano Rodda https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12719 ‘Pareva Milano fosse diventata un cielo’. Politica e narrazione urbana durante la Peste di San Carlo 2021-07-03T11:27:10+02:00 Edoardo Zorzan edoardo.zorzan@unive.it <p>L’esperienza della peste milanese del 1576 è stata un momento centrale nella vita di Carlo Borromeo, che, nel suo costante tentativo di mettere in atto le politiche del Concilio di Trento, ha trovato proprio nella catastrofe una via d’accesso privilegiata alla riqualificazione della sua città. Testimoni sono le voci dei cronisti dell’epoca, che, attraverso una scrittura scarna e immediata, permettono da un lato di ricostruire l’azione del Santo, e, dall’altro, di osservare le nuove strategie di narrazione dell’universo urbano durante l’infuriare della peste. Attraverso la lettura della <em>Relazione verissima della peste di Milano </em>di Paolo Bisciola, questo studio ambisce a offrire un assaggio delle modalità con cui sia avvenuta la trascrizione del rinnovato volto urbano di Milano grazie al manifestarsi della catastrofe.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Edoardo Zorzan https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11693 ‘Fictio’ e realtà nella lirica barocca. Il rapporto cronaca-poesia nella Napoli del primo Seicento 2021-02-08T13:27:09+01:00 Antonio Perrone perrone.anto@hotmail.com <p>Il presente articolo mira a ‘gettare’ una luce sulla poesia barocca dei disastri nel Meridione d’Italia. Esso pone a confronto la struttura compositiva e il linguaggio di tre ‘relazioni’ sull’eruzione vesuviana del 1631 (ad opera di Cesare Braccini e di Vincenzo Bove) con l’ode di Girolamo Fontanella <em>Al Vesuvio per l’incendio rinovato</em>. L’obiettivo è mostrare la somiglianza tra prosa e poesia nella descrizione degli effetti del vulcano sull’ambiente circostante (sequenze narrative identiche, lessico comune e utilizzo di figure stereotipate) ed affrontare il problema di una ‘testimonianza’ poetica. Oltre a un’accurata analisi dei testi, una base teorica in materia di <em>Poetica </em>aristotelica, e di specifiche <em>Poetiche </em>barocche del Meridione italiano (quella di Giulio Cesare Cortese e quella di Tommaso Campanella), guiderà un discorso sui concetti di <em>mimesis </em>e di verisimiglianza, al fine di un corretto inquadramento di una tipologia lirica che sembra utilizzare i fatti di cronaca come materiale per l’ispirazione poetica.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Antonio Perrone https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12715 Attesa e soprannaturale. Il senso della catastrofe in «Malacqua» di Nicola Pugliese 2021-05-11T19:01:45+02:00 Giancarlo Riccio giank1993@hotmail.it <p>Il contributo propone una lettura del romanzo di Nicola Pugliese <em>Malacqua.</em> <em>Quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario</em>, al cui centro troviamo l’evento catastrofico naturale che mette in crisi la città dal punto di vista materiale e psicologico-culturale, e cerca di affrontare il testo da almeno tre punti di vista: quello della teoria del fantastico, in questo motivati dall'atmosfera soprannaturale che circonda la catastrofe, quello degli studi letterario-antropologici sulla rappresentazione dell’apocalisse e, infine, la riflessione sull’attesa come tema narrativo tipico di certa scrittura contemporanea. Il testo di Pugliese si è rivelato come un discorso che non mira tanto alla rappresentazione del momento apocalittico, ossia rivelatore, della catastrofe, bensì all’attesa di questo ‘accadimento straordinario’ che possa scuotere dalle fondamenta ogni categoria percettivo-conoscitiva.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Giancarlo Riccio https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12941 La memoria del disastro: il racconto dell’Antropocene 2021-05-21T17:20:59+02:00 Niccolò Scaffai niccolo.scaffai@unisi.it <p>Gli scenari preposteri illustrati da autrici e autori come Filhol e Macfarlane, e già annunciati da uno scrittore come Sebald, elaborano ma in definitiva già superano le classiche distopie; la loro caratteristica consiste nel proiettare retrospettivamente l’immagine del disastro, non concependola solo come attesa o come punto di inizio di un’era nuova. Questa prerogativa richiede evidentemente anche l’adozione di forme di racconto che escano almeno in parte dai codici della narrazione apocalittica e dagli schemi della <em>fiction</em> che s’ispira a quel tema.</p> 2021-07-28T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Niccolò Scaffai