Griseldaonline https://griseldaonline.unibo.it/ <strong>Griseldaonline – ISSN 1721-4777</strong> è una rivista accademica di letteratura ad accesso aperto. Fondata tra il 2000 e il 2001, è un punto di riferimento per tutti coloro che si dedicano, con una spiccata vocazione transdisciplinare, agli studi letterari dall’antichità al contemporaneo. Dipartimento di Filologia classica e Italianistica - Università di Bologna it-IT Griseldaonline 1721-4777 <p>Salvo dove altrimenti specificato, i diritti d'autore di tutti i testi nella rivista appartengono ai rispettivi autori senza restrizioni.</p><div><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/" rel="license"><img src="https://licensebuttons.net/l/by-sa/4.0/88x31.png" alt="Creative Commons License" /></a></div><p>La rivista è rilasciata sotto una licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/" rel="license">Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale</a> (<a href="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">licenza completa</a>). <br /> Vedere anche la nostra <a href="/about/editorialPolicies#openAccessPolicy">Open Access Policy</a>.</p> Cicerone panegirista. Punti di (dis)somiglianza tra la «Post reditum in senatu» e la «Pro Marcello» https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12663 <p>Il contributo indaga punti di contatto e di distanza tra la <em>Post reditum in senatu</em> e la <em>Pro Marcello</em> di Cicerone. Nonostante le affinità formali di contesto (oratoria senatoria), genere e stile (epidittico) e temi (ringraziamento ed elogio per la <em>restitutio</em> e prassi del <em>beneficium</em>), queste due orazioni sono attraversate da differenze profonde, riconducibili al diverso periodo storico-politico in cui furono pronunciate. In particolare, l’analisi si sofferma sugli aspetti e sulle strategie epidittiche dei due discorsi ed esamina lo sviluppo dell'elogio nel periodo della tarda repubblica; inoltre, evidenzia come temi e argomentazioni della retorica <em>post reditum </em>siano variamente riproposti nelle orazioni cesariane.</p> Francesca Benvenuti Copyright (c) 2021 Francesca Benvenuti https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 97 121 10.6092/issn.1721-4777/12663 Bestie dietro l’armatura. Le similitudini animali nel «Furioso» e l’antropologia negativa di Ariosto https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12717 <p>L’analisi delle similitudini nell’<em>Orlando furioso</em> ha conosciuto negli ultimi anni un interesse crescente. In effetti all’interno delle ottave del poema esse si susseguono numerose. Un posto rilevante hanno le similitudini di carattere zoomorfo, rivelando un’attenzione per il mondo animale che pare investire anche le altre opere di Ariosto. Il saggio prova a leggere nel suo complesso questo elemento della produzione ariostesca, ricavando l’idea che tali similitudini e figurazioni animali siano funzionali a una visione agonistica dei rapporti umani, dove prevalgono sopraffazione e prepotenza, contribuendo così alla recente riconfigurazione critica del poeta ferrarese, amaramente disilluso nei confronti dell’uomo e della sua natura prevaricatrice.</p> Nicola Bonazzi Copyright (c) 2021 Nicola Bonazzi https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 123 141 10.6092/issn.1721-4777/12717 «Lo spettacolo enorme e disonesto» dei malgoverni ariosteschi https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12668 <p>Un’ormai consolidata e autorevole vulgata critica ha restituito all’opera ariostesca la propria corrosiva dimensione storico-politica e l’ha sottratta all’astorica armonia di ascendenza crociana. Parte di questa dimensione <em>engagée</em> emerge nel poema attraverso situazioni e luoghi che, a diverso titolo, presentano una vocazione distopica, in quanto fondati su ordini sociali alternativi e difformi, nei quali spesso riecheggiano le piaghe dissonanti della società italiana cinquecentesca. L’isola di Alcina o quella di Ebuda, al pari degli iniqui e dispotici regni di Cimosco, delle femmine omicide o di Marganorre, si presentano all’apparenza come mondi ‘altri’ nei quali affiorano però di continuo gli incubi di una generazione di pensatori e letterati che assiste, inerme, allo sgretolamento dell’utopia umanistica. Obiettivo del contributo è penetrare la fervida immaginazione distopica ariostesca per rilevare la funzionalità politica ed etica di questi inserti narrativi, in quanto specchi e spauracchi delle ambiguità della società rinascimentale italiana, incancrenita in una crisi politica e culturale che appare ormai ineluttabile ed entrata nell’orbita predatoria delle altre potenze europee.</p> Sonia Trovato Copyright (c) 2021 Sonia Trovato https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 143 159 10.6092/issn.1721-4777/12668 Due sciacalli in chiaro? Montale e il VI mottetto https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12612 <p>All’interno di un’analisi dettagliata dell’enigmatico VI mottetto di Montale <em>La speranza di pure rivederti</em>, l’autore perviene a una nuova proposta interpretativa attraverso lo studio del bestiario, delle lettere a Clizia e di un racconto di Irma Brandeis.</p> Giovanni Palmieri Copyright (c) 2021 Giovanni Palmieri https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 161 178 10.6092/issn.1721-4777/12612 Linguaggio e distopia: il ‘Newspeak’ in «Nineteen Eighty-Four» di George Orwell https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11503 <p>Nel mondo distopico che George Orwell immagina nel suo romanzo <em>1984</em>, il partito egemone l’Ingsoc promulga il Newspeak, un linguaggio creato al fine di realizzare i bisogni ideologici del partito: controllare il singolo individuo e impedire l’esercizio del suo libero pensiero. Le lingue immaginarie hanno sempre giocato un ruolo importante all’interno del genere distopico: la struttura della società si riflette in quella della lingua, l’intima relazione tra mondo e linguaggio viene sfruttato per fini politici. L’articolo indaga - attraverso la prospettiva del relativismo linguistico – il funzionamento del rapporto tra segno linguistico e referente che caratterizza il Newspeak inventato da Orwell in <em>1984</em>. Lo studio utilizza in particolare i concetti di denotazione e connotazione e li mette in relazione con la superficie d’iconicità delle parole teorizzato da Berman.</p> Eleonora Marzi Copyright (c) 2021 Eleonora Marzi https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 179 194 10.6092/issn.1721-4777/11503 «Non era più un mistero»: il problema della fine nel «Trucco» di Beppe Fenoglio https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11129 <p>Il tema della ‘fine’ è centrale in tutta l’opera di Beppe Fenoglio ed è decisivo nel definire la sua stessa identità di autore. Raramente, sia nei romanzi incompiuti sia nelle opere licenziate dell’autore, la conclusione permette di determinare retrospettivamente il senso della storia. E la sospensione del finale è ancora più marcata quando coincide con la tematizzazione della ‘fine’, cioè la morte di un personaggio. La morte è un evento ricorrente nei racconti di Fenoglio, a volte oggetto di una precisione ossessiva, a volte di un’evidente volontà di rimozione. Questo meccanismo appare particolarmente marcato nel <em>Trucco</em>, racconto compreso nei <em>Ventitré giorni della città di Alba</em>. Qui la morte è il tema centrale, ma anche lo strumento di un esperimento narrativo: la morte è annunciata, discussa, attesa ma, in definitiva, non rappresentata. Il finale diventa così il luogo dove viene svelato un ‘trucco’ che coinvolge anche il lettore. Questo articolo si propone di affrontare il ‘problema della fine’ nel racconto di Fenoglio, unendo un’indagine analitica sul testo (rivolta soprattutto all’uso della focalizzazione mobile e della reticenza) ad alcune osservazioni sul modo in cui l’autore rielabora le potenzialità del racconto breve, che per suo statuto prevede la collocazione dell’accento proprio sul finale.</p> Giacomo Raccis Copyright (c) 2021 Giacomo Raccis https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 195 204 10.6092/issn.1721-4777/11129 Contro l’umanità. 'Eco-criticism', anti-antropocentrismo, odeporica nel «Pianeta irritabile» di Volponi https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11457 <p>Il presente contributo si prefigge di fornire una (ri)lettura del romanzo distopico di Paolo Volponi <em>Il pianeta irritabile</em> secondo una doppia prospettiva: da un lato quella della eco-critica, di cui il romanzo è anticipatore insieme ad altri testi coevi, soprattutto per l’ambientazione post-apocalittica in un pianeta irritato e quasi indifferente all’umano e per la critica feroce (insieme sociale, economica, culturale) allo sfruttamento dello stesso da parte degli umani e del sistema capitalistico; dall’altro lato, la chiave di lettura odeporica, ovvero quella relativa alla centralità del fenomeno del viaggio – picaresco, di (ri)scoperta, di avventura, di (tras)formazione – sia nell’evoluzione dei personaggi, sia come forza trasformatrice degli stessi, che risulta di primaria importanza nell'economia della fabula.</p> Stefano Pifferi Copyright (c) 2021 Stefano Pifferi https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 205 218 10.6092/issn.1721-4777/11457 'Eroi' davanti alla catastrofe. «3012» di Sebastiano Vassalli e alcune distopie italiane del XXI secolo https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12647 <p>Nella rappresentazione dell’‘eroe’ che, nei romanzi distopici italiani contemporanei <em>Pinocchio. 2112</em> di P. Donà, <em>Qualcosa, là fuori</em> di B. Arpaia, <em>La dottrina del male</em> di A. Berselli e <em>3012. L’anno del Profeta </em>di S. Vassalli, si confronta con diverso tipo di catastrofi rinverdendo il <em>topos </em>del <em>descensus ad inferos, </em>si riscontrano più modalità di coniugare il rapporto tra autentico-inautentico, elemento fondamentale del repertorio figurale istituzionalizzato del genere distopico. Ci si sofferma in particolare sui meccanismi narratologici dei punti di vista con cui i lettori sono posti di fronte alla tradizionale funzione pedagogica dell’apologo distopico. Si può constatare così l’originalità della struttura di <em>3012</em> di Vassalli, romanzo che – pur in coerenza con la concezione dell’autore, riscontrabile dal confronto con il resto della sua produzione narrativa – rinnova la figura del ‘buffo’ entro le forme della satira menippea e della parodia.</p> Maria Raffaella Cornacchia Copyright (c) 2021 Maria Raffaella Cornacchia https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 219 234 10.6092/issn.1721-4777/12647 «Sia Marganorre essempio di chi regna». Catastrofe, tirannia e misoginia nel XXXVII canto dell’«Orlando furioso» https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12920 <p>Nel XXXVII canto dell’<em>Orlando furioso </em>viene narrata una doppia catastrofe. La prima, scatenata dalla tragica perdita dei figli, si colloca sul piano della vicenda personale di Marganorre, eppure assume un valore ‘apocalittico’ nel momento in cui ‘svela’ la natura crudele e bestiale del «barbaro» tiranno. Il secondo disastro, che è una conseguenza del primo, ha dimensioni collettive: esercitando un potere tirannico, Marganorre impone una legge crudele e misogina che separa le donne dai loro uomini, costringendole a vivere nel terrore della morte. Tuttavia, nel mondo del <em>Furioso</em> le colpe non restano impunite a lungo: mentre gli eroi intervengono per capovolgere, più che ristabilire, l’ordine costituito, il popolo è chiamato a vendicarsi e a fare scempio del proprio carnefice. Dietro la finzione narrativa e il disegno di celebrare le donne, la vicenda di Marganorre, tra le più cupe del poema, con le sue catastrofi, mostra un lato perturbante che va ben oltre la finzione e invita alla riflessione.</p> Ottavia Branchina Copyright (c) 2021 Ottavia Branchina https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 1 16 10.6092/issn.1721-4777/12920 Catastrofi nel cielo. I letterati del Cinquecento e i pronostici infausti https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12729 <p>Diffusi fin dal Medioevo in forma manoscritta, con l’invenzione della stampa i pronostici, gli<em> iudicia</em>, gli almanacchi raggiungono in breve tempo altissime tirature. Buona parte della letteratura pronosticante riguarda eventi catastrofici, tra cui alluvioni e diluvi (celebre quello previsto per il febbraio del 1524 in occasione della grande congiunzione nel segno dei Pesci), terremoti, pestilenze, o tenta di spiegare l’imprevisto, tra cui le comete o le <em>stellae novae</em> apparse nel 1572 e nel 1604. Il contributo indaga le reazioni dei letterati del Cinquecento (in particolare con le ‘novelle sul diluvio’ di Anton Francesco Doni e Ortensio Lando) e del primo Seicento ai pronostici infausti dell’epoca, evidenziando inoltre lo scarto tra le posizioni private e quelle pubbliche. In un panorama variegato e influenzato dalle bolle di Sisto v e Urbano viii sull’astrologia, si alternano la condanna severa della <em>iudiciaria</em> o la messa in burla delle previste calamità, ma anche – nel rispetto dell’etimologia di ‘catastrofe’– il recupero di una speranza di rivolgimento o perfino di <em>renovatio</em>, come accade con la <em>Catastrofe del mondo</em> del medico-filosofo Giovanni Francesco Spina.</p> Giordano Rodda Copyright (c) 2021 Giordano Rodda https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 17 31 10.6092/issn.1721-4777/12729 ‘Pareva Milano fosse diventata un cielo’. Politica e narrazione urbana durante la Peste di San Carlo https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12719 <p>L’esperienza della peste milanese del 1576 è stata un momento centrale nella vita di Carlo Borromeo, che, nel suo costante tentativo di mettere in atto le politiche del Concilio di Trento, ha trovato proprio nella catastrofe una via d’accesso privilegiata alla riqualificazione della sua città. Testimoni sono le voci dei cronisti dell’epoca, che, attraverso una scrittura scarna e immediata, permettono da un lato di ricostruire l’azione del Santo, e, dall’altro, di osservare le nuove strategie di narrazione dell’universo urbano durante l’infuriare della peste. Attraverso la lettura della <em>Relazione verissima della peste di Milano </em>di Paolo Bisciola, questo studio ambisce a offrire un assaggio delle modalità con cui sia avvenuta la trascrizione del rinnovato volto urbano di Milano grazie al manifestarsi della catastrofe.</p> Edoardo Zorzan Copyright (c) 2021 Edoardo Zorzan https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 33 49 10.6092/issn.1721-4777/12719 ‘Fictio’ e realtà nella lirica barocca. Il rapporto cronaca-poesia nella Napoli del primo Seicento https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11693 <p>Il presente articolo mira a ‘gettare’ una luce sulla poesia barocca dei disastri nel Meridione d’Italia. Esso pone a confronto la struttura compositiva e il linguaggio di tre ‘relazioni’ sull’eruzione vesuviana del 1631 (ad opera di Cesare Braccini e di Vincenzo Bove) con l’ode di Girolamo Fontanella <em>Al Vesuvio per l’incendio rinovato</em>. L’obiettivo è mostrare la somiglianza tra prosa e poesia nella descrizione degli effetti del vulcano sull’ambiente circostante (sequenze narrative identiche, lessico comune e utilizzo di figure stereotipate) ed affrontare il problema di una ‘testimonianza’ poetica. Oltre a un’accurata analisi dei testi, una base teorica in materia di <em>Poetica </em>aristotelica, e di specifiche <em>Poetiche </em>barocche del Meridione italiano (quella di Giulio Cesare Cortese e quella di Tommaso Campanella), guiderà un discorso sui concetti di <em>mimesis </em>e di verisimiglianza, al fine di un corretto inquadramento di una tipologia lirica che sembra utilizzare i fatti di cronaca come materiale per l’ispirazione poetica.</p> Antonio Perrone Copyright (c) 2021 Antonio Perrone https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 51 68 10.6092/issn.1721-4777/11693 Attesa e soprannaturale. Il senso della catastrofe in «Malacqua» di Nicola Pugliese https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12715 <p>Il contributo propone una lettura del romanzo di Nicola Pugliese <em>Malacqua.</em> <em>Quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario</em>, al cui centro troviamo l’evento catastrofico naturale che mette in crisi la città dal punto di vista materiale e psicologico-culturale, e cerca di affrontare il testo da almeno tre punti di vista: quello della teoria del fantastico, in questo motivati dall'atmosfera soprannaturale che circonda la catastrofe, quello degli studi letterario-antropologici sulla rappresentazione dell’apocalisse e, infine, la riflessione sull’attesa come tema narrativo tipico di certa scrittura contemporanea. Il testo di Pugliese si è rivelato come un discorso che non mira tanto alla rappresentazione del momento apocalittico, ossia rivelatore, della catastrofe, bensì all’attesa di questo ‘accadimento straordinario’ che possa scuotere dalle fondamenta ogni categoria percettivo-conoscitiva.</p> Giancarlo Riccio Copyright (c) 2021 Giancarlo Riccio https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 69 86 10.6092/issn.1721-4777/12715 La memoria del disastro: il racconto dell’Antropocene https://griseldaonline.unibo.it/article/view/12941 <p>Gli scenari preposteri illustrati da autrici e autori come Filhol e Macfarlane, e già annunciati da uno scrittore come Sebald, elaborano ma in definitiva già superano le classiche distopie; la loro caratteristica consiste nel proiettare retrospettivamente l’immagine del disastro, non concependola solo come attesa o come punto di inizio di un’era nuova. Questa prerogativa richiede evidentemente anche l’adozione di forme di racconto che escano almeno in parte dai codici della narrazione apocalittica e dagli schemi della <em>fiction</em> che s’ispira a quel tema.</p> Niccolò Scaffai Copyright (c) 2021 Niccolò Scaffai https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-07-28 2021-07-28 20 1 87 96 10.6092/issn.1721-4777/12941