Griseldaonline https://griseldaonline.unibo.it/ <strong>Griseldaonline – ISSN 1721-4777</strong> è una rivista accademica di letteratura ad accesso aperto. Fondata tra il 2000 e il 2001, è un punto di riferimento per tutti coloro che si dedicano, con una spiccata vocazione transdisciplinare, agli studi letterari dall’antichità al contemporaneo. Dipartimento di Filologia classica e Italianistica - Università di Bologna it-IT Griseldaonline 1721-4777 <p>Salvo dove altrimenti specificato, i diritti d'autore di tutti i testi nella rivista appartengono ai rispettivi autori senza restrizioni.</p> <div><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/" rel="license"><img src="https://licensebuttons.net/l/by-sa/4.0/88x31.png" alt="Creative Commons License" /></a></div> <p>La rivista è rilasciata sotto una licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/" rel="license">Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale</a> (<a href="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">licenza completa</a>). <br />Vedere anche la nostra <a href="https://griseldaonline.unibo.it/management/settings/distribution//about/editorialPolicies#openAccessPolicy">Open Access Policy</a>.</p> <h4 id="metadata">Metadati</h4> <div><a href="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/" rel="license"> <img style="border-style: none;" src="https://licensebuttons.net/p/zero/1.0/88x31.png" alt="CC0" /> </a></div> <p>Tutti i metadati dei materiali pubblicati sono rilasciati in pubblico dominio e possono essere utilizzati da ognuno per qualsiasi scopo. Questi includono i riferimenti bibliografici.</p> <p>I metadati – riferimenti bibliografici inclusi – possono essere riutilizzati in qualsiasi formato senza ulteriori autorizzazioni, incluso per scopo di lucro. Chiediamo cortesemente agli utenti di includere un collegamento ai metadati originali.</p> 'Verba Chrysidis morientis'. Note filologiche ed esegetiche a Eugraph. ad Ter. Andr. 282-298 https://griseldaonline.unibo.it/article/view/17900 <p>Il contributo propone un’analisi filologica del commento di Eugrafio <em>ad Andr. </em>281-298 (27,3-29,15 W.): vengono discussi ed interpretati i passaggi che sembrano maggiormente problematici e, dove necessario, sono suggerite delle proposte di emendazione al testo stabilito da Wessner. L’analisi dei singoli <em>loci critici</em> offre anche l’occasione per mettere in luce alcuni problemi teorici e pratici che non sono stati opportunamente affrontati da Wessner e con cui, pertanto, dovrà necessariamente confrontarsi il futuro editore del commentario.</p> <p> </p> <p> </p> Luigi Pirovano Copyright (c) 2023 Luigi Pirovano https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 177 188 10.6092/issn.1721-4777/17900 La gestualità del pianto nelle «Satire» di Orazio https://griseldaonline.unibo.it/article/view/16720 <p>L’articolo si propone di studiare la gestualità del pianto all’interno delle <em>Satire</em> di Orazio, ovvero in un genere che ha come gesto identitario quello contrapposto del riso. Una tale indagine, supportata dagli strumenti della pragmatica della comunicazione umana e dell’analisi linguistico-stilistica, mostra come il poeta abbia integrato le lacrime nella sua opera satirica. Del gesto del pianto sono analizzati la presenza, i contesti, le funzioni, gli effetti e le espressioni linguistiche utilizzate con considerazioni relative anche al registro.</p> Giulia Beghini Copyright (c) 2023 Giulia Beghini https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 189 206 10.6092/issn.1721-4777/16720 Scuola, accademia, eloquenza. Luigi Maria Rezzi e i suoi rapporti epistolari nella Roma dell’Ottocento https://griseldaonline.unibo.it/article/view/17879 <p>La Roma ottocentesca, lungi dall’essere condizionata esclusivamente da censura e moralismo ecclesiastico, si presenta come vivace teatro culturale, luogo in cui prolificano scuole, università, accademie, caffè e circoli privati. Prendendo in esame l’attività di un docente e letterato quale Luigi Maria Rezzi (1785-1857), che frequenta e influenza molti dei succitati luoghi d’erudizione, si analizzano anche le memorie e le epistole lasciate dal circolo di giovani romani che costituiva la sua scuola. Quegli stessi giovani confluiranno, in buona parte, all’interno dell’élite letteraria, cittadina e non solo, del xix secolo e della prima parte del successivo. Attraverso le lettere scritte e ricevute dal docente, l’analisi dei legami e dei molteplici ruoli da lui ricoperti, si può ricostruire, così, una fitta rete di rapporti, un insieme di dati biografici che permettono di aggiungere nuovi elementi al quadro della Roma pontificia di quegli anni.</p> <p> </p> <p> </p> Ludovica Saverna Copyright (c) 2023 Ludovica Saverna https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 207 218 10.6092/issn.1721-4777/17879 Dalla città-centro alla città-periferia. Giancarlo De Cataldo e la narrazione dei margini https://griseldaonline.unibo.it/article/view/16899 <p>Il contributo indaga il mutamento della dicotomia centro-periferia della città di Roma attraverso una rilettura della narrativa di Giancarlo De Cataldo. Il racconto dello spazio urbano in <em>Romanzo criminale</em> (2002), <em>Suburra</em> (2013) e <em>La Svedese</em> (2022) offre una rivisitazione <em>crime</em> dell’immaginario periferico romano dalla fine degli anni Settanta al secondo decennio degli anni Zero. L’autore esplora complessità e ambiguità del vivere ai margini del contesto culturale di riferimento, dove la stessa condizione di marginalità non è prerogativa esclusiva delle zone edificate nei pressi delle tangenziali, abitate da diverso tempo da gran parte della popolazione. Il sistema delle infrastrutture innerva il tessuto urbano dialogando con la più lontana città monumentale e divenendo zona identitaria con una propria narrazione da legittimare. Lo studio intende mettere in luce come l’opera narrativa di De Cataldo sia stata capace di rappresentare il mutamento del concetto di periferia e la diversa percezione del degrado territoriale e morale.</p> Giulia Marziali Copyright (c) 2023 Giulia Marziali https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 219 232 10.6092/issn.1721-4777/16899 Scomposizioni identitarie. «La ragazza con la Leica» di Helena Janeczek come biografia plurale https://griseldaonline.unibo.it/article/view/18090 <p>Leggendo <em>La ragazza con la Leica</em> di Helena Janeczec risulta evidente che la finzione, il travestimento, la ricerca di pseudonimi, il non detto, i trucchi per cercare vie di fuga fanno parte del gran teatro del mondo e sono in qualche caso il mondo stesso; ma per i personaggi di questa storia, come per la stessa Janeczec, si tratta di un gioco estremamente serio, come estremamente serio era il gioco dell’impegno civile per la fotografa Gerda Taro, di cui Janeczec ricostruisce la biografia. La realtà è l’elemento residuale, ciò che rimane nonostante l’incessante carosello dei travestimenti a cui gioco forza bisogna sottoporsi. È solo nell’epilogo che nel laborioso e a tratti impervio avvicinamento all’identità di Gerda si genera un cortocircuito tra la vita e l’opera: questo è il punto in cui le frontiere tra fatti e finzioni – gli spazi liminari che Françoise Lavocat ha indagato con straordinario acume critico – si rendono visibili moltiplicando il piacere della narrazione e garantendo alla finzione quella extraterritorialità che le è propria e che la identifica come tale rispetto a ciò che finzione non è.</p> Nunzia Palmieri Copyright (c) 2023 Nunzia Palmieri https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 153 159 10.6092/issn.1721-4777/18090 Lo sguardo tassonomico nella poesia italiana contemporanea. Elenchi puntati, ‘layouts’ e marginature https://griseldaonline.unibo.it/article/view/16930 <p>Lo studio riguarda un campione di poesie dotate di elenchi puntati o numerati. L’analisi, condotta per via comparativa, si concentra su alcuni testi dei primi anni ottanta (Erba, Sanguineti, Valduga) e dei primi anni zero (Benedetti, Dal Bianco, Giovenale, Targhetta), posti a confronto con una serie più recente (Borio, Guatteri, Martini, Mazzoni, Pacini, Patrizio, Pusterla). Viene quindi introdotta la nozione di ‘sguardo tassonomico’ in poesia, che consiste nel visualizzare sul piano grafico una ripartizione precedentemente effettuata, così da istituire un ordine o una gerarchia sotto forma di elenco. Si propone infine che lo sguardo tassonomico possa manipolare le strategie di lettura, invitando a una revisione critica e prospettica del punto di vista all’interno di una poesia.</p> Samuele Fioravanti Copyright (c) 2023 Samuele Fioravanti https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 161 175 10.6092/issn.1721-4777/16930 «Infamem annum pestilentia fecerit». La prima 'quaestio de veneficiis' a Roma https://griseldaonline.unibo.it/article/view/17886 <p style="font-weight: 400;">L’articolo analizza la <em>quaestio de veneficiis </em>del 331 a. C., la prima nella storia di Roma (Liv. viii 18), sviluppatasi da una delle tante <em>pestilentiae</em> del periodo altorepubblicano, culminata nel processo per <em>veneficium</em> e nella condanna di un folto gruppo di matrone. Alla base della vicenda vi è l’interferenza di piani fra sicurezza pubblica, salute dei cittadini e comportamento femminile, che genera due soluzioni distinte, una giudiziaria e laica (la<em> quaestio</em>) e una religiosa e prodigiale (il <em>clavus a dictatore fixus</em>). Se nella versione liviana l’aspetto processuale si presenta oggettivo e cronachistico, più problematico appare quello religioso, anche per la dimensione politica che viene proiettata su tutta la vicenda dall’associazione delle matrone venefiche alle rivolte plebee, risolte tramite lo stesso <em>piaculum</em>.</p> Giovanna Todaro Copyright (c) 2023 Giovanna Todaro https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 1 11 10.6092/issn.1721-4777/17886 Caso, testo e contesti. Costruzione e decostruzione nel Machiavelli di Carlo Ginzburg https://griseldaonline.unibo.it/article/view/17830 <p>Ripartendo dalla discussione tra Gabriele Pedullà e Carlo Ginzburg seguita all’uscita di <em>Nondimanco. Machiavelli, Pascal</em> (2018), l’articolo propone una rilettura di <em>Machiavelli, l’eccezione e la regola</em> (2003), il saggio che ha dato avvio alle ricerche poi confluite nel volume e che ora ne costituisce il primo capitolo. L’analisi di questo saggio fa emergere alcune contraddizioni tra le posizioni teorico-metodologiche che Ginzburg ha difeso in numerosi suoi lavori, sempre molto critici verso lo scetticismo postmoderno, e un modo di lavorare che al contrario sfrutta principî che si ritrovano nei testi di autori spesso al centro delle polemiche dello stesso Ginzburg, come per esempio quelli di Jacques Derrida. Particolare attenzione viene qui dedicata alle nozioni di ‘contesto’ e di ‘contesto specifico’, nozioni di cui Ginzburg si è servito per respingere le obiezioni di Pedullà, ma che sono entrambe decostruite – con procedimenti sorprendentemente vicini a quelli indicati da Derrida in <em>Firma evento contesto</em> (1972) – proprio nel saggio <em>Machiavelli, l’eccezione e la regola</em>.</p> Corrado Confalonieri Copyright (c) 2023 Corrado Confalonieri https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 13 36 10.6092/issn.1721-4777/17830 La «pax» concessa da Angelo Ingegneri al genovese Andronico Garbarino nel 1581 https://griseldaonline.unibo.it/article/view/18202 <p>Nel 1581 il poeta veneziano Angelo Ingegneri e il dottore in legge genovese Andronico Garbarino si recano dal notaio parmigiano Giovanni Maria Amitta per siglare una ‘pace’ ed evitare in questo modo il duello. Qualche tempo prima il Garbarino aveva insultato e schiaffeggiato l’Ingegneri per motivi che non vengono riportati nel documento. Se il Garbarino era abituato alla violenza, tanto che era fuggito da Genova dopo aver ucciso un uomo nell’ambito della competizione violenta fra la fazione dei ‘vecchi’ e quella dei ‘nuovi’, Ingegneri sembra essere stato più pacifico, anche se in quello stesso anno 1581 si permise di pubblicare a Parma la <em>Gerusalemme liberata</em> di Torquato Tasso senza l’autorizzazione dell’autore, che in quel momento si trovava imprigionato a Ferrara, e senza riconoscergli alcuna soddisfazione economica. L’affondo offre l’occasione per qualche riflessione sull’antico codice dell’onore espresso da Ariosto e Tasso, sulla trattatistica sul duello edita negli stati italiani in epoca moderna e sugli sforzi delle Congregazioni romane dell’Indice del Sant’Uffizio per limitare la pratica del duello. Nelle appendici si elencano i trattati sul duello stampati in Italia fra il xvi e il xviii secolo e si trascrive l’atto notarile della ‘pace’.</p> Federica Dallasta Copyright (c) 2023 Federica Dallasta https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 37 65 10.6092/issn.1721-4777/18202 L’‘ἀνάγκη’ e il ragno sul piatto della bilancia: tribunali e processi in «Notre-Dame de Paris» di Victor Hugo https://griseldaonline.unibo.it/article/view/17913 <p>L’analisi condotta in questa sede ha come obiettivo quello di esaminare le modalità narrative del romanzo&nbsp;<em>Notre-Dame de Paris</em>, tramite le quali Victor Hugo valuta e critica il sistema giudiziario della Francia del XV secolo nella sua interezza. L’indagine si sviluppa su tre fronti: in&nbsp;<em>primis&nbsp;</em>sono stati scandagliati i luoghi della giustizia, ambienti assolutamente realistici sui quali l’autore modella i propri spazi narrativi; il secondo livello d’esame, invece, ha come oggetto di studio i veri e propri personaggi della giustizia, analizzando i quali è facile cogliere l’avversione e l'insofferenza dell’autore nei confronti dell’istituzione giudiziaria; in ultimo, è stata presa in considerazione la macchina giudiziaria nella sua interezza, attraverso un’accurata indagine sui processi, le sentenze di condanna e le pene, i cui risvolti costituiscono il motore della macchina narrativa. Parallelamente, un intero paragrafo è stato dedicato all’approfondimento delle fonti del diritto utilizzate da Hugo nel romanzo, che testimoniano una buona conoscenza giuridica di base da parte dell’autore.</p> Giulia Sanguin Matteo Burzacchi Copyright (c) 2023 Giulia Sanguin, Matteo Burzacchi https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 67 108 10.6092/issn.1721-4777/17913 Non solo un po’ di colpa, ma ‘tutta’ la colpa. Il diario come tribunale nel «Mestiere di vivere» https://griseldaonline.unibo.it/article/view/15982 <p>Nella prima fase del <em>Mestiere di vivere</em> (1936-1938), Cesare Pavese utilizza la scrittura diaristica come un vero e proprio tribunale giudiziario in cui l’io, dopo essere stato dichiarato inetto, viene sottoposto alle procedure di uno spietato e accusatorio esame di coscienza. Questo saggio si propone di dimostrare come il sistema processuale autobiografico, che fa capo a Rousseau e si ritrova anche nei diari di Tolstoj e di Kafka, trasforma il <em>Mestiere di vivere</em> in un ‘autospettacolo’ teatrale e gratuito, che si maschera da esame di condotta etica solo per arrivare a una sterile autorappresentazione di ‘<em>maudlin self-pity</em>’, o ‘piangolosa compassione di sé’. Il processo di autocondanna, per questi versi, si confonde con un palcoscenico narcisistico, dove l’autoumiliazione assume l’aspetto di un’autoglorificazione mascherata e catartica, secondo il modello rilevato da Baudelaire nelle <em>Confessions</em> di Rousseau.</p> Ivan Tassi Copyright (c) 2023 Ivan Tassi https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 109 126 10.6092/issn.1721-4777/15982 «Un tribunale di soli uomini»: «Dalla parte di lei» di Alba de Céspedes tra diritto, cronaca e media https://griseldaonline.unibo.it/article/view/17906 <p>Il contributo analizza la rappresentazione dello spazio del tribunale all’interno del romanzo <em>Dalla parte di lei </em>di Alba de Céspedes (Mondadori, 1949) come proiezione della disparità di potere insita nelle relazioni familiari degli anni Quaranta in una dinamica strutturale e istituzionalizzata. Indagando l’attività intellettuale di de Céspedes da una prospettiva intermediale, il saggio mette in luce come la critica all’ordinamento giuridico e morale del dopoguerra si intersechi al dibattito sulla cronaca giudiziaria del periodo e ricostruisce la riflessione dell’autrice sulla discriminazione di genere in contesto forense, ponendo il romanzo in dialogo con fonti giornalistiche, radiofoniche ed epistolari.</p> Emma de Pasquale Copyright (c) 2023 Emma de Pasquale https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 127 139 10.6092/issn.1721-4777/17906 Forme processuali nella poesia italiana contemporanea: dal «gabbione» al piccolo schermo https://griseldaonline.unibo.it/article/view/17860 <p>Questo contributo intende soffermarsi sull’evoluzione delle forme processuali nella poesia italiana contemporanea attraverso l’analisi e il confronto di tre campioni che coprono cronologicamente l’arco di un secolo: <em>L’Incendiario</em> (1910) di Aldo Palazzeschi, <em>Il giudice</em> (1963) di Mario Luzi e <em>Piccola anamnesi dell’insonnia</em> (2008) di Carlo Bordini. Il ricorso all’espediente dialogico che accomuna i tre testi permette di misurare la distanza tra il modello della comunicazione in tribunale (Galatolo 2002) e gli episodi lirici che a questa rimandano, declinandola in varie forme; viene evidenziato, in particolare, come la rappresentazione del processo venga dislocata in luoghi via via più privati e virtuali: dalla «piazza centrale | del paese» (Palazzeschi) a un «bar» (Luzi), quindi alla stanza più intima di tutte, la camera da letto (Bordini); dal «gabbione» al piccolo schermo, in consonanza con una progressiva squalifica dell’istituzione giudiziaria e del suo massimo rappresentante, il giudice.</p> Giulia Martini Copyright (c) 2023 Giulia Martini https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2023-12-27 2023-12-27 22 2 141 152 10.6092/issn.1721-4777/17860