Griseldaonline https://griseldaonline.unibo.it/ <strong>Griseldaonline – ISSN 1721-4777</strong> è una rivista accademica di letteratura ad accesso aperto. Fondata tra il 2000 e il 2001, è un punto di riferimento per tutti coloro che si dedicano, con una spiccata vocazione transdisciplinare, agli studi letterari dall’antichità al contemporaneo. Dipartimento di Filologia classica e Italianistica - Università di Bologna it-IT Griseldaonline 1721-4777 <p>Salvo dove altrimenti specificato, i diritti d'autore di tutti i testi nella rivista appartengono ai rispettivi autori senza restrizioni.</p><div><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/" rel="license"><img src="https://licensebuttons.net/l/by-sa/4.0/88x31.png" alt="Creative Commons License" /></a></div><p>La rivista è rilasciata sotto una licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/" rel="license">Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale</a> (<a href="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">licenza completa</a>). <br /> Vedere anche la nostra <a href="/about/editorialPolicies#openAccessPolicy">Open Access Policy</a>.</p> Utopia e distopia https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10560 <p>Le pagine che seguono si concentrano su un apparente paradosso: il regno di Crono è visto contemporaneamente come l’età dell’oro, ma anche l’epoca della barbarie. Come mai questa <em>coincidentia oppositorum</em> di utopia e distopia? Tale coincidenza si può spiegare con la funzione del mito che è quella di contribuire a definire la dimensione umana.</p> Giulio Coppola Copyright (c) 2021 Giulio Coppola https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 1 10 10.6092/issn.1721-4777/10560 Distopia, utopia, paradosso: lettura (e letture) di Verg. georg. III 339-383 https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11504 <p>La digressione di Verg. <em>georg.</em> III 339-383 descrive la vita dei pastori di Libia e Scizia, inserendo tratti positivi o addirittura utopici in un contesto fondamentalmente distopico. Questa ambiguità potrebbe spiegarsi, oltre che con motivazioni di ordine storico-politico, con la ricerca del paradosso, che in Virgilio è funzionale a quel <em>thaumasion</em> che caratterizza in più di una occasione la sua poetica didascalica. Essa motiva sia le diverse conclusioni della critica moderna nell’interpretazione del passo, sia l’opposta ricezione della digressione virgiliana in Orazio, che in <em>carm.</em> III 24 trasforma la distopia in una utopia etica, e in Ovidio, che in <em>trist. </em>III 10 e <em>Pont.</em> IV 7 conserva solo gli elementi negativi del passo, per rappresentare la sua personale distopia di poeta esiliato da Roma, alla periferia dell’Impero.</p> Bruna Pieri Copyright (c) 2021 Bruna Pieri https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 12 29 10.6092/issn.1721-4777/11504 Machiavelli via Harrington https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10693 <p>L’articolo analizza il ruolo di mediazione che il racconto utopico <em>The Commonwealth of Oceana</em> di James Harrington ha svolto nelle interpretazioni di Machiavelli proposte in area anglosassone dal cosiddetto <em>republicanism</em>. L’ipotesi è che la lettura orientata delle tesi machiavelliane sviluppata da Harrington (in particolare, la valorizzazione del ruolo della costituzione mista negli scritti del Segretario e l’espunzione del ruolo della conflittualità sociale che i <em>Discorsi</em> propongono) abbia preparato il terreno alle successive interpretazioni dell’opera di Machiavelli condotte da quella che, impropriamente, viene definita ‘Scuola di Cambridge’. Valorizzando più gli elementi di continuità con la tradizione classica che non quelli che ne prefigurano un su-peramento, Quentin Skinner legge Machiavelli come la voce eminente di una tradizione ‘neo-romana’, tramite la quale ripensare il concetto di libertà al di là della sua declinazione liberale.</p> Andrea Salvo Rossi Copyright (c) 2021 Andrea Salvo Rossi https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 31 42 10.6092/issn.1721-4777/10693 Alterità, utopia e distopia in letteratura araba https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10737 <p>La narrazione utopica offre allo scrittore il pretesto per manipolare la realtà, per trasporre in altre epoche o altri luoghi critiche sociali e politiche. La critica o l’autocritica nascono spesso dal contatto con l’alterità e dalla presa di coscienza delle differenze. L’incontro con l’altro avviene attraverso il viaggio, così come l’inseguimento dell’utopia, che presuppone sempre uno spostamento o allontanamento dal proprio luogo d’origine. La corsa verso l’utopia spesso non va a buon fine, perciò le narrazioni e le percezioni iniziano a orientarsi verso la distopia, benché con una preliminare tappa intermedia: la cosiddetta ‘critical dystopia’. La fase successiva è l’approdo alla vera e propria distopia, caratterizzata dal timore, come hanno attestato gli studi di Claeys. Tutti questi elementi ritraggono un’unica paura: quella di perdere il controllo sul proprio destino e della marginalizzazione totale della propria volontà di individuo. Piuttosto che la rincorsa di utopie, nei fatti poi deludenti, oppure lo sconforto che scaturisce da concezioni distopiche, soltanto l’attuazione piena del ‘diritto al riconoscimento’ inteso come percorso di onore e dignità rappresenta l’unica via d’uscita dal malessere e dalla marginalizzazione vissuta da alcuni paesi e dai suoi cittadini, come in Egitto.</p> Letizia Lombezzi Copyright (c) 2021 Letizia Lombezzi https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 43 58 10.6092/issn.1721-4777/10737 Distopia etica e distopia biologica https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11537 <p>Il contributo propone letture mirate di testi di Herbert G. Wells (<em>The Time Machine</em>, <em>The Island of Doctor Moreau</em>) e inoltre di testi novecenteschi quali <em>Ape and Essence</em> di Aldouls Huxley e <em>Il pianeta irritabile</em> di Paolo Volponi. Oggetto dello studio è il rapporto, significativo sotto il profilo della storia della letteratura fantastica, fra l’istanza biologica e scientifica e quella etica. Se in Wells il messaggio politico e sociale si arresta di fronte a insormontabili aporie e procede invece verso un’idea biologica dell’evoluzione umana (sulla scorta di Darwin e Thomas Huxley), la letteratura distopica novecentesca del dopo-bomba depaupera di curiosità effettive l’indagine scientifica e volge verso una riflessione etica che ha nuovamente il suo centro sull’uomo e sui suoi impegni nei confronti del futuro.</p> Antonio Corsaro Copyright (c) 2021 Antonio Corsaro https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 59 74 10.6092/issn.1721-4777/11537 Alcuni esempi di distopia ibrida https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10714 <p>Negli anni Sessanta, finalmente, anche in Italia esplode la letteratura fantascientifica, in parte grazie alla spinta propulsiva data alla collana Urania da Fruttero e Lucentini. Così, anche scrittori più ‘tradizionali’ iniziano a cimentarsi nel genere. Tuttavia, quando si parla di distopia gli autori italiani, a parte alcune importanti eccezioni, tendono sistematicamente a ibridarla con il fantastico, il grottesco e la commedia. In particolare, i temi amorosi sembrano la costante di queste ibridazioni. L’autore del saggio si propone di sondare questo aspetto particolare della distopia italiana, prodotta da scrittori non strettamente legati al genere, a partire da due esempi: <em>Il grande ritratto </em>di Dino Buzzati e <em>La fantarca</em> di Giuseppe Berto.</p> Saverio Vita Copyright (c) 2021 Saverio Vita https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 75 90 10.6092/issn.1721-4777/10714 La metropoli dei folli e degli «imbestiati»: distopia e conflitto di classe in «Conspiratio Oppositorum» di Mario Spinella https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11462 <p>L’articolo prende in esame il secondo romanzo di Mario Spinella, insigne intellettuale marxista fondatore della rivista «Utopia» (1971-1973), e si propone di indagare le modalità attraverso le quali le convenzioni della letteratura distopica vengono assunte in chiave ironica (in linea con la poetica sperimentale dell’autore) senza rinunciare alla veemente denuncia dell’assetto sociale della <em>polis</em> neocapitalista (una posizione ideologica in dialogo con l’elaborazione, da parte degli esponenti della Scuola di Francoforte, di una critica radicale al Sistema). La propensione di Spinella per le scienze umane lo spinge in <em>Conspiratio oppositorum</em> a mettere in gioco le categorie psicoanalitiche (da Freud a Lacan: Spinella è stato tra gli animatori della rivista «Il piccolo Hans»), politiche (nel libro, scritto dal 1968 al 1971, si tenta la verifica dell’attualità del concetto di conflitto di classe) e quelle del pensiero divergente (la prospettiva ‘inattendibile’ del folle, comune ai romanzi coevi di Volponi e di Malerba, è fatta interagire con le teorie foucaultiane sull’istituzione totale).</p> Andrea Gialloreto Copyright (c) 2021 Andrea Gialloreto https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 91 103 10.6092/issn.1721-4777/11462 Le distopiche geometrie di Utopia https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11451 <p>L’articolo prende spunto da un racconto tratto da <em>Mania</em> (1997) di Daniele del Giudice, <em>Fuga </em>– ispirato a una delle più notevoli costruzioni dell’Illuminismo napoletano, il ‘Cimitero delle 366 fosse’ progettato dall’architetto Ferdinando Fuga. Il racconto è letto come un vero e proprio apologo filosofico, da interpretare alla luce di alcuni temi centrali della riflessione epistemologica di Daniele del Giudice (trattati soprattutto in <em>Atlante occidentale</em>). Il mito, strutturalmente moderno, di ‘Utopia’ fa da sfondo a questa riflessione, richiamato in uno dei suoi emblemi originari più macroscopici: la progettazione geometrica dello spazio cittadino come espressione di un ordine razionale che ‘organizza’ la dimensione morale e persino biologica della condizione umana. Il mito moderno della mappa e dell’atlante (simboli della progettualità scientista) trova nell’allegoria di <em>Fuga</em>, una sorta di rovesciamento parodico, suggerendo al lettore quell’aporia (vista da Horkheimer e Adorno, non meno che da A. Huxley) che è alla radice della Modernità occidentale: la consapevolezza che «l’utopia è necessaria», ma che nelle sue stesse illimitate potenzialità progettuali è contenuto, quasi di necessità, «il suo contrario, il suo fallimento».</p> Carlo Varotti Copyright (c) 2021 Carlo Varotti https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 105 117 10.6092/issn.1721-4777/11451 Distopia e populismo: un’analisi di «Carnaio» di Giulio Cavalli https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11455 <p>L’articolo analizza il romanzo <em>Carnaio</em> (2018) di Giulio Cavalli. Il testo rielabora la realtà che emerge dal discorso populista e razzista contemporaneo, al fine di immaginare un suo possibile sviluppo di tipo distopico. La società che ne deriva è governata da ciò che qui si definisce come <em>zombiepolitica</em>. Si tratta di una metafora per indicare un dispositivo di governo ideato per gestire tutte quelle categorie umane considerate dalla comunità come un eccesso, un altro da espellere al fine di preservare la quiete. L’obiettivo è quello di mostrare come il genere distopico sia utile per riflettere sui discorsi ideologici, attraverso la costruzione di mondi possibili che visualizzano quanto espresso dalla percezione del reale dell’ideologia stessa.</p> Gerardo Iandoli Copyright (c) 2021 Gerardo Iandoli https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 119 133 10.6092/issn.1721-4777/11455 L’utopia della trasparenza nella poesia italiana contemporanea https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11502 <p>La metafora della trasparenza occupa una posizione di rilievo nei rapporti fra la poesia italiana contemporanea e la cultura digitale. Dopo aver ripercorso i momenti salienti dell’influenza che WikiLeaks e il dibattito sul libero accesso ai dati sensibili esercitano sulla letteratura, saranno vagliate le diverse formulazioni utopiche di una società della trasparenza e ne saranno indagati i risvolti distopici espressi in versi. Si proporrà infine di rivedere l’opposizione frontale fra utopia e distopia, e si concluderà con una panoramica sugli esiti utopici/distopici di una società trasparente a diretto confronto con la storia del vetro quale catalizzatore di una specifica retorica europea.</p> Samuele Fioravanti Copyright (c) 2021 Samuele Fioravanti https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 135 151 10.6092/issn.1721-4777/11502 La fabbrica come figura delle distopie videoludiche https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10720 <p>Il saggio analizza le modalità rappresentative delle fabbriche nei videogiochi in rapporto ai mondi finzionali distopici. La rappresentazione della fabbrica, il ruolo che ricopre all’interno di una narrazione, il suo legame con elementi di game design, costituiscono alcuni snodi intorno a cui questi edifici si sono costituiti come concrete incarnazioni di ideali o sistemi di potere distopici. La ricerca è introdotta da una breve ricognizione sulle fabbriche nei videogiochi. Vengono poi presentati tre modelli progressivi, legati a tre esempi concreti: <em>Beyond Good &amp; Evil</em> (Ubisoft, 2003), <em>Amnesia: A Machine For Pigs </em>(The Chinese Room, 2013) e <em>NieR: Automata</em> (Platinum Games, 2017). Il contributo si chiude con una quarta categoria legata ai videogiochi più esplicitamente politici.</p> Francesco Toniolo Copyright (c) 2021 Francesco Toniolo https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 153 164 10.6092/issn.1721-4777/10720 Carte d’identità letterarie dei narratori decameroniani https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11049 <p>Il saggio mira a ricostruire la storia interna dei novellatori decameroniani, le cui identità letterarie vengono per la prima volta alla luce con contorni nitidi. A partire da alcuni dati testuali è possibile infatti delineare con precisione le relazioni amorose e familiari che legano i personaggi del <em>Decameron</em>. Boccaccio fornisce al lettore soltanto alcuni elementi che sono però sufficienti per arrivare a tracciare i profili dei dieci novellatori. Particolare attenzione è rivolta all’Introduzione alla Prima giornata e alle ballate che concludono le diverse giornate, ma anche alle opere che precedono il <em>Decameron</em> e segnatamente <em>Filocolo</em>, <em>Filostrato</em>,<em> Teseida</em>,<em> Comedia delle ninfe</em>, <em>Elegia di </em><em>mf</em>. Ricostruire la storia interna dei novellatori non consente soltanto di identificare un paradigma nuovo per leggere le novelle dal punto di vista di chi le racconta, ma anche di reinterpretare l’opera come punto di arrivo narrativo di tutta la precedente produzione di Boccaccio. Questo approccio dimostra ancora un volta quanto la storia portante dei dieci novellatori sia con ogni probabilità la più complessa invenzione narrativa del Certaldese.</p> Igor Candido Copyright (c) 2021 Igor Candido https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 221 244 10.6092/issn.1721-4777/11049 Passioni boccacciane tra Francia e Italia https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10927 <p>Il presente contributo è incentrato sulla ripresa della novella boccacciana, tanto sul piano della forma e del genere quanto su quello dei contenuti, da parte di La Fontaine e dell’abate Casti (di cui La Fontaine è un intertesto importante). Le riscritture di La Fontaine, e quelle in ottave di Casti, rappresentano al contempo un ripensamento del genere del racconto decameroniano, oltre che un tentativo di adeguamento a una lingua e/o a una temperie culturale e letteraria profondamente mutata rispetto a quella del modello. Tre casi studio sono analizzati nello specifico, al fine di mostrare in particolare come i due autori traspongano la metaforica e la lessematica delle passioni decameroniane, oltre a proporre dei modelli comportamentali profondamente innovanti rispetto a quelli dell’ipotesto.</p> Filippo Fonio Copyright (c) 2021 Filippo Fonio https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 245 268 10.6092/issn.1721-4777/10927 «Non è in somma amor, se non insania»: dall’ira furiosa alla pazzia https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10496 <p>La prima parte esamina lo sviluppo della pazzia nell’<em>Orlando furioso</em> a partire dall’<em>Inamoramento de Orlando</em>: le diverse manifestazioni determinate dalla gelosia come forma ossessiva che porta alla perdita di sé e accomuna quasi tutti i personaggi del poema, presi da diverse passioni. La seconda parte tratta il ruolo delle finzioni nel creare quelle illusioni che innescano la follia, ma che possono anche aiutare a rendere accettabile la vita.</p> Tina Matarrese Copyright (c) 2021 Tina Matarrese https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 269 279 10.6092/issn.1721-4777/10496 «Le cose che non sono» https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10482 <p>Il contributo prende in esame il concetto di immaginazione nel <em>corpus</em> leopardiano, studiandone l’evoluzione, dalla <em>Querelle des Anciens et des Modernes</em>, fino alle più tarde formulazioni teoriche. Dal <em>Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica</em> all’identificazione dell’immaginazione come «sorgente della ragione» (<em>Zib.</em> 2134), la prospettiva leopardiana muta drasticamente, in dipendenza dalla riflessione intorno ai limiti della conoscenza razionale (alla quale Leopardi giunge dall’empirismo e dal sensismo settecentesco e, in particolare, dall’analisi di Locke sull’intelletto umano e dal <em>Dictionnaire</em> di Bayle). Attraverso un confronto analitico con i lavori di Sartre (<em>L’imagination</em> e <em>L’imaginaire</em>), si propone una teoria dell’immaginazione leopardiana che miri a redimere le criticità evidenziate nell’assunzione di tale teoria entro il quadro epistemologico zibaldoniano.</p> Tommaso Grandi Copyright (c) 2021 Tommaso Grandi https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 281 295 10.6092/issn.1721-4777/10482 Vittorio Sereni, la prosa e le sue soglie https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10827 <p>Alla metà degli anni Sessanta, Vittorio Sereni non solo licenzia la sua terza e maggiore raccolta poetica, <em>Gli strumenti umani</em> ma pubblica anche uno dei suoi testi in prosa più riusciti, <em>L’opzione</em>. Il racconto esce in rivista ma è subito raccolto in volume, assieme ad alcuni ‘allegati’ tra cui la poesia <em>La pietà ingiusta</em>. Il testo in prosa e quello in versi sono poi ripresi quindici anni più tardi nel <em>Sabato tedesco</em>, dove sono seguiti dall’omonimo racconto che Sereni considera una sorta di continuazione dell’<em>Opzione</em> e che raccomanda, quindi, di leggere assieme. Quando, però, progetta di raccogliere i suoi scritti narrativi, non solo esclude la poesia ma interpone tra le due ‘parti’, un terzo racconto, <em>Ventisei</em>. Spostamenti e riconfigurazioni, così come richiami interni e riprese testuali, sono letti in questo articolo in relazione al problema dei generi letterari. In particolare, ci si chiede se la geografia dei testi, il problema della loro collocazione e dei loro confini, possa dirci qualcosa del mutare del rapporto tra prosa e poesia nell’opera di Sereni.</p> Valentina Tibaldo Copyright (c) 2021 Valentina Tibaldo https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 297 311 10.6092/issn.1721-4777/10827 Il leccio e l’idra: nota all’ode IV 4 di Orazio https://griseldaonline.unibo.it/article/view/11454 <p>Il contributo prende in esame la seconda sezione dell’ode iv 4, composta da Orazio in lode della vittoria di Druso Maggiore su Reti e Vindelici. La sezione esalta i meriti della <em>gens</em> Claudia evocando la vittoria di G. Claudio Nerone su Asdrubale al Metauro e sviluppa, per mezzo di un soliloquio attribuito ad Annibale, il tema della resilienza di Roma. L’analisi si concentra su due similitudini impiegate dalla voce narrante, che paragonano Roma prima a un leccio che acquista nuova forza dai colpi d’ascia che lo colpiscono, e poi all’Idra, le cui teste geminano una volta tagliate. Le due immagini sembrano modellate su temi specificamente storiografici, che negli anni di pubblicazione del iv libro delle Odi avevano trovato ampia eco negli <em>Ab urbe condita libri </em>di Livio, che potrebbero aver giocato un ruolo importante nell’ispirazione di questo <em>excursus</em> storico. Proprio l’immagine dell’Idra, anzi, permette di interpretare in modo convincente un famoso aneddoto dell’epopea annibalica sulla cui interpretazione la critica si è trovata divisa.</p> Luca Beltramini Copyright (c) 2021 Luca Beltramini https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 165 174 10.6092/issn.1721-4777/11454 Euforia di un genere: il saggismo novecentesco https://griseldaonline.unibo.it/article/view/10715 <p>Genere proteiforme e ibrido per eccellenza, il saggio ha avuto nel corso del xx secolo la sua epoca d’oro. In queste pagine se ne ripercorrono alcune delle dominanti più creative dal punto di vista letterario. Nella prima parte sono messe in luce le caratteristiche generali del saggio, la cui attualità sembra incarnarsi nel lavoro di Raffaele La Capria, nel suo stile acquatico e lacunoso. Seguono tre sezioni nelle quali si procede allo studio di altrettante peculiarità del saggismo novecentesco: l’ecletticità, lo sguardo rabdomantico (tipico di autori come Cecchi, Praz, Debenedetti); la curiosità per il dettaglio o l’aneddoto, da cui ricavare una visione generale (Longhi e Garboli ne furono maestri); l’intarsio, l’erranza, la capacità di attraversare le epoche ricostruendo stili di pensiero, <em>patterns of thought</em>, o storie plausibili (così nel caso di Camporesi e Ginzburg). Chiude un ultimo paragrafo dedicato all’esperienza di due saggisti, Nigro e Ficara, che hanno sfruttato euforia, innesto, aneddoto nella loro personale ricerca di uno stile orientato a un ineliminabile ‘bisogno di verità’ che è l’ultimo imperativo del saggismo critico: una verità che costringe il saggista all’esitazione e alla resistenza di fronte alle forme certe della comunicazione.</p> Chiara Fenoglio Copyright (c) 2021 Chiara Fenoglio https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 175 197 10.6092/issn.1721-4777/10715 «Risolverà drasticamente tutti i dubbi»? Un ‘topos autoptico’ nella narrativa politica di Nanni Balestrini https://griseldaonline.unibo.it/article/view/9888 <p>L’articolo si propone di ripercorrere la narrativa politica di Nanni Balestrini per mappare le scene in cui viene posta al centro una violenza esercitata dal potere sui corpi; scene di forte impronta visuale che si inseriscono in un flusso di immagini ininterrotto dagli anni Settanta a oggi. Nello specifico, si esamina con particolare interesse la variante dell’esame autoptico: se infatti immagini di corpi morti affollano le pagine balestriniane, l’autopsia vi ricorre con una significatività che determina il costituirsi di un vero e proprio <em>topos</em>, con una stratificazione di significati fondamentali per comprendere la poetica dello scrittore milanese. Da una parte, l’autopsia è tentativo impossibile di sciogliere un enigma mediante l’enunciazione di una verità che viene puntualmente frantumata dall’autore, facendone implodere le contraddizioni, e mostrando il linguaggio dei media come forma di violenza; dall’altra, il corpo si fa metafora politica e testuale al tempo stesso. Se infatti è possibile interpretare l’esame autoptico come esempio per eccellenza della presa del potere sul corpo stesso, inscrivendo tali immagini nella concezione di una biopolitica, vi è altresì una corrispondenza tra la dissezione messa in atto dal medico sul cadavere e il procedimento di <em>cut-up</em> operato dall’autore sul testo per comporre le proprie sequenze.</p> Beniamino Della Gala Copyright (c) 2021 Beniamino Della Gala https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2021-01-24 2021-01-24 19 2 199 220 10.6092/issn.1721-4777/9888