Volume 19 (2020) - Call for papers 2020 - Tema: «Distopie»

La scrittura letteraria, da sempre, ha raccontato i nostri peggiori incubi, e ha costruito grandi scene immaginarie e fantastiche nelle quali il mondo appare nella forma dell’inferno, del sogno capovolto e distruttivo, della rappresentazione apocalittica di un qui e ora deforme. Nello stesso tempo, però, la scrittura letteraria ha descritto anche mondi gioiosi, luoghi deliziosi, personaggi, circostanze ideali, modelli di convivenza, istanze di felicità. Pensatori, sociologi, critici letterari, teorici dell’utopia sostengono che oggi abbiamo perso la capacità di immaginare il futuro in modo positivo, che gli scrittori sono restii a tentare l’utopia letteraria, che la mancanza di fiducia nella sua efficacia sarebbe un tratto capitale del presente (Kumar). La nostra epoca, abbandonato il ‘principio speranza’, sarebbe caratterizzata dall’immaginazione distopica. E l’ipotesi appare confermata dal numero crescente e dal grande successo delle produzioni distopiche che segnano sia la letteratura, sia – più in generale – il paesaggio mediale contemporaneo.

La distopia, con la sua narrazione mista e composita, è una modalità narrativa il più delle volte straniante, che ci costringe a uno sguardo disincantato sul futuro dell’umanità, spingendoci, nei casi migliori, ad agire perché il peggio non accada. In questo modo, la distopia interpella il lettore, muovendolo – se l’innesco funziona – all’azione, e si mostra perciò erede dell’utopia, e delle altre forme di discorso sulla felicità dell’uomo che l’hanno preceduta. Fredric Jameson ha mostrato come una delle caratteristiche principali del genere utopico sia la fortissima relazione intertestuale che i racconti utopici intrattengono tra loro, richiamandosi e rispondendosi attraverso i secoli. Non sfugge a questo principio dialogico la distopia, nella quale il confronto delle idee – di natura politica, morale, filosofica – che dall’antichità arriva fino a noi, prosegue in una forma paradossale, dal momento che la rappresentazione è proposta allo scopo di essere smentita.

«Griseldaonline» invita a una riflessione sul rapporto tra utopia e distopia a partire dall’oggi – considerando le distopie «non profezie ma proiezioni appassionate dell’oggi» (Solmi), – ma guardando a ritroso, comparando diverse epoche e visioni, per comprendere se la distanza tra rappresentazione della realtà e immaginazione negativa (distopica, fantastica, fantascientifica, ucronica) si sia realmente accorciata nel tempo presente.

Si accetteranno interventi lungo le seguenti linee tematiche (la lista è indicativa e non esaustiva):

  • rapporti tra realismo e distopia: la distopia è una forma di realismo?
  • è ancora possibile l’utopia, oggi?
  • riletture delle distopie classiche nel presente;
  • riletture delle utopie classiche nel presente;
  • rapporti distopia e gli altri generi (tragedia, satira, fantascienza, ecc.);
  • storia e/o teoria dell’utopia e della distopia.

Gli articoli proposti per la pubblicazione in Tema («Distopie») – così come quelli proposti per la pubblicazione nelle sezioni Methodologica e Omnibus – dovranno essere presentati in formato Docx ed esclusivamente attraverso la piattaforma della rivista (qui tutte le informazioni necessarie).

Queste le date per proporre gli articoli:

  • per il vol. 19, fasc. 1: entro il 1° aprile 2020;
  • per il vol. 19, fasc. 2: entro il 1° settembre 2020.