«Griseldaonline», vol. 20|1 (2021) - Call for Paper 2021-

2020-10-22

Catastrofi.  Quando il mondo viene meno

Negli ultimi decenni, le urgenze dell’attualità e i risultati innovativi di discipline differenti hanno attribuito ai disastri, e in particolare a quelli derivanti da cause naturali, un valore culturale inedito, connesso con gli immaginari, con le strutture e con i destini delle società nel tempo. Nel loro accadere inaspettato e imprevisto, le catastrofi squarciano il velo del quotidiano, ci dicono in che modo le persone vivono, hanno paura, immaginano vita e morte; mostrano le logistiche con le quali il potere gestisce, prevede o previene i momenti di crisi; manifestano, inoltre, una straordinaria necessità di essere raccontati e diffusi.

Già dai secoli della prima età moderna, questa esigenza di narrazione si fa spazio in modo inconsueto nelle maglie di una cultura di massa che produce nuove forme di storytelling (Lavocat): i terremoti, le inondazioni, le eruzioni vulcaniche, gli uragani, le pandemie divengono eventi storici, umani, a tutti gli effetti, narrati attraverso aneddoti e testimonianze individuali che convivono con sopravviventi prospettive allegorico-religiose. La tensione ideologica prodotta dal reticolo mediale (Frasca) della cultura barocca investe anche l’interpretazione delle catastrofi, contesa tra spiegazioni fornite da scienziati e religiosi e animata dal conflitto tra opinione pubblica e propaganda.

Il secolo dei lumi e i paradigmi della scienza moderna non sembrano disperdere i caratteri conflittivi primigeni della narrazione sui disastri della natura tantoché ancora l’immaginario catastrofico del mondo contemporaneo mostra icasticamente quanto interpretazioni contraddittorie e tensioni ideologiche siano caratteri distintivi di un racconto che coinvolge passato, presente e futuro dell’umanità.

Nell’introduzione a Catastrophes. Une histoire culturelle (2008), François Walter fa riferimento a cinque oggetti topici degli studi sulle catastrofi della natura: la catastrofe stessa; il rischio naturale; la vulnerabilità sociale, economica e fisica delle società colpite; la resilienza o la capacità di queste di ritrovare un equilibrio; le risorse culturali che definiscono le modalità di percezione e di attribuzione di senso alle catastrofi. Riprendendo le indicazioni di Walter, Catastrofi. Quando il mondo viene meno si prefigge l’obbiettivo di sondare i testi letterari come testimoni preziosi e al contempo produttori singolari delle modalità di comprensione e rappresentazione dei disastri nel tempo, con particolare attenzione ai disastri relativi alla natura.

La sezione monografica si offre come un proficuo terreno di confronto tra saperi teorici e modelli di analisi formale, muovendosi dunque tra storia della letteratura, storia culturale, storia delle ideologie e Trauma studies e focalizzandosi sui seguenti ambiti di ricerca:

1. Il confronto tra l’evoluzione dell’interpretazione delle catastrofi e i codici di rappresentazione della realtà tipici del fatto letterario, dalla prima età moderna, in concomitanza con originali poetiche del meraviglioso e del soprannaturale, agli immaginari della letteratura settecentesca delle vite quotidiane e delle opinioni, o ancora dalle poetiche romantiche a quelle del secolo serio e dei colori del vero;

2. Le modalità in cui la lingua dei testi letterari concorre alla sedimentazione di strutture retoriche condivise sulla rappresentazione dei disastri, soprattutto in transizioni storico-culturali in cui i linguaggi di letteratura, scienza e fede sembrano incrociarsi;

3. Le identità di genere delle opere letterarie che interpretano il carattere conflittivo del racconto su disastri mutuando dalla storia e dalla cronaca la funzione memorialistica e testimoniale; in particolare nell’età contemporanea quando i reagenti della fiction rompono i margini tra testo e fuori testo;

4. Le forme e i formati dei disastri. La rappresentazione delle catastrofi tra linguaggi e media differenti, tra immaginari e retoriche che si modellano nel tempo anche alla luce dei formati, editoriali, mediali, letterari, che li diffondono.

5. La narrazione dei disastri come campo di forze tra media e voci eterogenee. Il racconto della catastrofe come terreno di tensione politica in cui confliggono, sin dalla prima età moderna, versioni incompatibili su cause e danni, su responsabilità e prevenzioni, su resilienze e ricostruzioni;

6. Il sondaggio di casi di studio che esplorino il flusso di narrazioni elaborato durante episodi nodali della storia delle catastrofi, dall’eruzione vesuviana del 1631 all’incendio londinese del 1666, dal terremoto di Lisbona (1755) all’alluvione di Firenze (1966), da Katrina (2005) ad Haiti (2010).

          Queste le scadenze per proporre gli articoli:

            Articoli sul tema Catastrofi:

            per il vol. 20, fascicolo 1 entro il 15 aprile 2021

            per il vol. 21, fascicolo 1 entro il 1 aprile 2022

            Articoli Methodologica e Omnibus:

           per il vol. 20, fascicolo 1 entro il 1 aprile 2021

           per il vol. 20, fascicolo 2 entro 1 settembre 2021

           per il vol. 21, fascicolo 1 entro 1 aprile 2022 

**Le proposte verranno valutate dalla redazione in base alla programmazione dei volumi (vol. 20/ 2021 e vol. 21/2022).