«Griseldaonline», vol. 23 (2024) – Call for Paper

2023-11-07

Facsimile

Nel Pierre Menard, autore del «Chisciotte» di Jorge Luis Borges, il protagonista del racconto contrae «l’obbligo misterioso di ricostruire letteralmente» il capolavoro di Cervantes: non di trascriverlo, sia chiaro, né tantomeno di darne una versione moderna, ma di «produrre alcune pagine che coincidano – parola per parola e riga per riga – con quelle» del Chisciotte. Si tratta naturalmente di un’impresa votata al fallimento.

Ma l’assurdo progetto di Menard s’ispira all’idea che si possa realizzare un testo completamente nuovo pur impiegando le stesse parole di un altro testo: precedente e originale. Il solo passare dei secoli, e il conseguente prodursi delle trasformazioni sociali, politiche e culturali, rendono possibile – agli occhi di Menard e dei suoi squisiti esegeti borgesiani – che l’opera derivata risulti allo stesso tempo identica e differente rispetto al suo avantesto. E non è un caso, allora, che questo breve apologo di Borges abbia goduto di grande successo in temperie postmoderna.

All’impresa di Menard facilmente ci si richiama, del resto, quando occorre discutere della riscrittura. Pratica diffusissima, quest’ultima, che tuttavia sembra sfuggire a una sistematizzazione integrale e definitiva. Se Gérard Genette insiste sulla condizione iper-testuale delle riscritture (tutti quei testi che si innestano su un altro «in un modo che non è quello del commento»), per André Lefevere il rewriting può comprendere edizioni, antologie, traduzioni, repertori bibliografici, mentre Linda Hutcheon – trattando degli adattamenti – definisce un principio che perfettamente si addice anche alle pratiche della riscrittura: «essere secondi non significa essere secondari». E infatti, si riscrive per reinventare, per semplificare, per interpretare, per parodizzare ecc.

Considerate le direzioni plurime che le molteplici definizioni sembrano suggerire, per evitare il rischio di fare della ‘riscrittura’ il non-centro di una galassia pluridirezionale, nella quale non sussiste possibilità di stabilire veri sensi e veri percorsi, occorre chiarire la direzione che la rivista intende percorrere, ovvero quella di limitare il campo ai casi nei quali un testo si misuri frontalmente e in linea di massima unicamente con un altro testo.

Sotto questo aspetto, la relazione che si stabilisce tra l’uno e l’altro sarà contemporaneamente univoca e dialogica, e dunque consisterà in una vera e propria – implicita o esplicita – ri-costruzione o ri-strutturazione. Così, invitando gli studiosi – anzitutto – a identificare in termini specifici la riscrittura quale prassi letteraria distinta dall’intertestualità (pur pervasiva, secondo la lezione di Kristeva in Séméiôtiké) e dall’adattamento intermediale, «Griseldaonline» intende raccogliere contributi che vogliano investigare il lavoro di quegli scrittori che scrivono per ri-scrivere, per fare il verso ai loro antenati o ai loro padri.

Questi gli ambiti di interesse in relazione ai quali si invitano gli studiosi a inviare le loro proposte:
letteratura italiana;
■ letteratura italiana;
■ teoria letteraria e letterature comparate;
■ discipline delle arti e dello spettacolo;
■ cinema, fotografia e televisione;
■ lingua e letteratura latina;
■ filologia classica.

Queste le scadenze per proporre gli articoli:
Vol. 23 | 1 – in uscita a fine luglio 2024
sezioni «Tema» (Facsimile), «Methodologica», «Omnibus»: entro il 1° aprile 2024;

Vol. 23 | 1 – in uscita a fine dicembre 2024
sezioni «Tema» (Facsimile), «Methodologica», «Omnibus»: entro il 1° settembre 2024.