Lettura di Orazio, carm. I 18

Gianluigi Baldo

Abstract


L’Ode I 18 di Orazio è stata meno frequentata di altre dalla critica per il suo carattere sconcertante, inafferrabile, e l’impressione di non riuscita composizione fra le sue parti. Questo articolo punta a dimostrare la sostanziale unità del componimento, che declina i topoi del vino e del culto bacchico nel quadro di una più ampia visione della ritualità dionisiaca; a questo fine, punta a ridefinire il ruolo del ‘motto’ alcaico e la sua interazione con il riecheggiamento dell’Athamas  enniano, ancora non sufficientemente messo a fuoco. Infine, lo studio punta a dimostrare la coerente collocazione dell’ode nell’ambito della seconda decina del primo libro oraziano, in particolare nella pentade 16-20.

 

 


Parole chiave


letteratura latina; poesia augustea; motto oraziano; Bacco; il vino in Orazio

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DOI: 10.6092/issn.1721-4777/10688

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