Post-ideologia e trasformismo. L’«Onorevole» di Achille Bizzoni

Giovanni de Leva

Abstract


Il saggio analizza la prima cronaca romanzata dello Scandalo della Banca Romana, L’Onorevole (1896) di Achille Bizzoni. La principale ragione d’interesse del romanzo risiede nella sua peculiarità rispetto alla letteratura parlamentare. Se infatti quest’ultima, come osservato da Madrignani, si risolve solitamente in un generico antiparlamentarismo, Bizzoni, cronista parlamentare di lungo corso, documenta invece dall’interno la vita di Montecitorio. Emergono così temi di stringente attualità, quali la richiesta d’un cambio generazionale nella classe dirigente, di cui si fa idealmente portavoce il protagonista, Giuliano Sicuri; il dilemma tra la fedeltà ai princìpi e la vocazione di governo, in cui si dibatte il partito di Giuliano, e dello stesso Bizzoni; la presunta priorità delle competenze tecniche, vantate all’epoca da Giolitti alla sua prima Presidenza del Consiglio, sull’esperienza politica; una qualunquistica avversione dei cittadini contro la ‘casta’ corrotta. Non mancano peraltro nell’Onorevole risposte inaspettate a questioni tutt’ora dibattute come il vincolo di mandato, il finanziamento pubblico ai partiti, o l’immunità parlamentare. Il cuore del romanzo ruota però attorno al fenomeno del trasformismo, che da discutibile pratica politica diventa una vera e propria teoria. Cent’anni prima della caduta del Muro di Berlino, Bizzoni traccia al riguardo un orizzonte sorprendentemente simile a quello della post-ideologia.


Parole chiave


trasformismo; letteratura parlamentare; Bizzoni

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DOI: 10.6092/issn.1721-4777/10676

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