Il leccio e l’idra: nota all’ode IV 4 di Orazio

Autori

  • Luca Beltramini Università degli Studi di Padova

DOI:

https://doi.org/10.6092/issn.1721-4777/11454

Parole chiave:

Orazio, Ode 4, 4, Annibale, Tito Livio, Idra

Abstract

Il contributo prende in esame la seconda sezione dell’ode iv 4, composta da Orazio in lode della vittoria di Druso Maggiore su Reti e Vindelici. La sezione esalta i meriti della gens Claudia evocando la vittoria di G. Claudio Nerone su Asdrubale al Metauro e sviluppa, per mezzo di un soliloquio attribuito ad Annibale, il tema della resilienza di Roma. L’analisi si concentra su due similitudini impiegate dalla voce narrante, che paragonano Roma prima a un leccio che acquista nuova forza dai colpi d’ascia che lo colpiscono, e poi all’Idra, le cui teste geminano una volta tagliate. Le due immagini sembrano modellate su temi specificamente storiografici, che negli anni di pubblicazione del iv libro delle Odi avevano trovato ampia eco negli Ab urbe condita libri di Livio, che potrebbero aver giocato un ruolo importante nell’ispirazione di questo excursus storico. Proprio l’immagine dell’Idra, anzi, permette di interpretare in modo convincente un famoso aneddoto dell’epopea annibalica sulla cui interpretazione la critica si è trovata divisa.

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Pubblicato

2021-01-24

Come citare

Beltramini, L. (2020). Il leccio e l’idra: nota all’ode IV 4 di Orazio. Griseldaonline, 19(2), 165–174. https://doi.org/10.6092/issn.1721-4777/11454

Fascicolo

Sezione

Methodologica