«Il muto discorso della pietra istoriata»: il portale di Moissac nel «Nome della rosa»

Autori

  • Davide Lazzaroni Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

DOI:

https://doi.org/10.60923/issn.1721-4777/22789

Parole chiave:

arte romanica, cultura visuale, ‘ékphrasis’, regime scopico, studi esperienziali

Abstract

L’articolo analizza il ruolo del portale dell’abbazia del Nome della rosa, modellato su quello di Saint-Pierre a Moissac, come esempio privilegiato di intersezione tra esperienza medievale dell’arte e teoria della letteratura. Nel romanzo, la descrizione di Adso da Melk si configura come un’ékphrasis che non solo restituisce l’oggetto artistico ma lo trasforma in chiave interpretativa dell’intera vicenda. Il portale non è un semplice sfondo, bensì uno snodo semantico e narrativo che orienta la lettura in senso apocalittico. L’indagine mette in luce, da un lato, la dimensione percettiva e multisensoriale dell’osservazione del manufatto, dall’altro la funzione dell’ékphrasis come spazio di cooperazione interpretativa tra autore e lettore. Infine, la ricostruzione letteraria del portale risulta permeabile alle proiezioni culturali e spirituali del protagonista e dipendente dal ‘regime scopico’ cinematografico che informa la scrittura di Eco. La «pietra istoriata» diventa così soglia ermeneutica, exemplum di ricezione critica del Medioevo e riflessione sul rapporto tra immagine e parola.

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Pubblicato

2026-01-08

Come citare

Lazzaroni, D. (2025). «Il muto discorso della pietra istoriata»: il portale di Moissac nel «Nome della rosa». Griseldaonline, 24(2), 137–157. https://doi.org/10.60923/issn.1721-4777/22789

Fascicolo

Sezione

Omnibus