Forme di censura nella tradizione dei «Motti e facezie del Piovano Arlotto»

Autori

  • Giulia Zava Opera del Vocabolario Italiano – Cnr

DOI:

https://doi.org/10.60923/issn.1721-4777/22808

Parole chiave:

Censura, Facezie, ‘Index librorum prohibitorum’, Piovano Arlotto

Abstract

Un testo che può essere interessante osservare nell’àmbito di una riflessione sulla censura sono i Motti e facezie del Piovano Arlotto. L’opera, nel corso della sua tradizione – sia manoscritta sia a stampa –, subì vari interventi ascrivibili ad un tentativo di controllo ideologico: a livello macroscopico, si può pensare all’inserimento della raccolta nell’Index librorum prohibitorum (e la conseguente pubblicazione, nel corso del Cinquecento, di edizioni purgate), ma il fenomeno riguarda anche intromissioni più specifiche del singolo copista o curatore. Grazie anche alla natura stessa di raccolta di facezie e motti, perdipiù anonima e quindi priva di una forte figura autoriale, l’opera attrasse infatti già nei primi anni della sua tradizione interventi di modifica, inserimento e omissione di passaggi più o meno brevi del testo, che restituiscono l’immagine di una silloge in movimento, letta, modificata ed adattata alle esigenze del tempo.

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Pubblicato

2026-01-08

Come citare

Zava, G. (2025). Forme di censura nella tradizione dei «Motti e facezie del Piovano Arlotto». Griseldaonline, 24(2), 47–61. https://doi.org/10.60923/issn.1721-4777/22808

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